Ron Howard racconta che suo padre, Rance, considerava le prime esperienze dei fratelli nel mondo dello spettacolo un’occasione per sostenerli, non per spingerli a intraprendere una carriera in quel campo. Il regista ha parlato di questo approccio in The Boys: A Memoir of Hollywood and Family, scritto insieme al fratello Clint Howard.

La citazione riportata nelle memorie è: «Suo padre era molto negativo e credo che, fin dall’inizio, papà abbia visto tutto questo come un’opportunità per insegnare». Howard si riferiva al rapporto di Rance con suo padre, la cui influenza negativa, ha detto Ron, contribuì a plasmare il modo in cui Rance crebbe i figli.

Ron Howard ha raccontato che suo padre voleva che i figli facessero un’esperienza in cui potessero sentirsi realizzati, «non necessariamente intraprendere una carriera». Anche Clint Howard ha ricordato di non aver mai sentito che il suo lavoro da attore bambino fosse una competizione con il fratello, e ha descritto i genitori come molto dediti alla famiglia.

Howard ha detto che la fiducia dei genitori in lui gli diede la sicurezza necessaria per dedicarsi alla regia. Sebbene si fosse impegnato a raggiungere quell’obiettivo, in seguito ha riflettuto sul fatto che avere successo da adulto nell’industria dello spettacolo non era affatto garantito: «Impossibile, ma i miei genitori ci credevano».

Howard iniziò a recitare da bambino, interpretando Opie Taylor in The Andy Griffith Show, e in seguito divenne molto noto per il ruolo di Richie Cunningham in Happy Days. In seguito diresse film tra cui Splash, Apollo 13 e A Beautiful Mind, per il quale vinse gli Oscar per la miglior regia e il miglior film.

Fonti: TVLine.