Il lungometraggio d’esordio di Kisin Saito, «Kefi», segue tre sorelle adulte che tornano nella casa della loro infanzia, nella prefettura di Fukui, dopo la morte del padre, da cui si erano allontanate. Quella che comincia come una storia di lutto e riconciliazione familiare devia presto verso un surreale miscuglio di alieni, droghe, dinosauri e cibo spazzatura.
Il film si svolge nell’arco di una sola giornata ed è diviso in quattro capitoli: «Human», «Triangle», «Punishment» e «Reunion». Asumi (Riho Takada) vive da sola nella casa di famiglia, mentre la sorella maggiore Kyo (Mari Iriki), dallo spirito libero, e la sorella minore Kino (Konatsu Kato) arrivano da altrove. Kino porta con sé il fidanzato, Kai (Tone Kaiya).
Kyo ha una relazione con due extraterrestri identici, ghiotti di un’America pacchiana. Su loro insistenza, assume una droga sperimentale chiamata Kefi, che le permette di scambiare il corpo con i suoi partner sessuali. Nel frattempo, Kai si reca in una clinica remota dopo aver visto una pubblicità che promette di aiutare le persone a trovare il loro «vero sé». La clinica ha sede nella vecchia casa delle sorelle, dove Asumi lavora come consulente. Dopo che Kai viene drogato di nascosto, lui e Asumi entrano in uno spazio onirico condiviso.
Altre trame allontanano ulteriormente il film dal dramma familiare convenzionale. In una sequenza compare un artigiano tradizionale della carta washi, con dettagli quasi documentaristici sul suo lavoro e una scioccante aggressione sessuale. Un altro personaggio, Rin (Koto Ishikawa), interagisce con gli alieni prima di scatenarsi in città, urlando contro i modellini di dinosauri e facendo irruzione nelle case.
Il film attinge all’esperienza di Saito, che ha perso il padre nel 2024; il regista ha dichiarato che questo evento lo ha ispirato a realizzare «Kefi» e a elaborare il lutto. Eppure, i personaggi evitano di affrontare direttamente le proprie emozioni, mentre il tono oscilla tra surrealismo e romanticismo. Il risultato può sembrare sconnesso, anche se alla fine il film arriva a un momento di intesa tra sorelle che offre una conclusione emotivamente appagante, senza risolvere ogni filo narrativo.
Saito, in precedenza direttore della fotografia, scrive e dirige il film; la fotografia di Sigma Sudo alterna colori vividi e un netto bianco e nero. «Kefi» abbina la sicurezza visiva a una colonna sonora elettronica eclettica, dando vita a un debutto originale, ma destinato probabilmente a dividere il pubblico.
Fonti: Variety.