Suno ha chiesto a un tribunale federale di archiviare una class action intentata dal cantante Americana Jason Isbell e da altri tre musicisti, sostenendo che usare i nomi degli artisti per descrivere uno stile musicale non è illegale. L’azienda ha presentato questa argomentazione martedì, nella sua prima risposta alla denuncia.

Isbell, David Lowery, Guy Forsyth ed Eduardo Calle hanno intentato la causa ad agosto. Sostengono che Suno violi le leggi statali sul diritto di pubblicità sfruttando l’identità degli artisti quando gli utenti chiedono al servizio di creare musica simile alle loro opere.

Nella memoria depositata, Suno afferma che i nomi degli artisti sono comunemente usati come abbreviazioni per indicare stili musicali e paragona i prompt rivolti a uno strumento di intelligenza artificiale alle richieste dei musicisti a produttori umani di imitare il sound di un altro artista. L’azienda sostiene inoltre che il Primo Emendamento tuteli questo uso e che la legge non attribuisca la proprietà di uno stile artistico.

La causa si concentra sull’identità, anziché sul diritto d’autore, questione al centro di altre controversie legali che coinvolgono Suno. I querelanti sostengono che il servizio conservi le «impronte vocali» degli artisti e che gli utenti possano accedervi tramite prompt che evitano di nominare direttamente un artista, per esempio facendo riferimento al suo tono e alla sua dizione oppure usando grafie modificate del suo nome. Suno ha respinto queste accuse.

L’avvocato dei querelanti non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. La memoria depositata in tribunale sostiene che chiedere un brano con «l’atmosfera di Jason Isbell» non è diverso dal fare la stessa richiesta a un produttore, purché non si violi il diritto d’autore né si crei confusione su chi abbia eseguito il brano.

Fonti: Variety.