“Between Us” del regista giapponese Matsumura Shingo, proiettato nella sezione Nippon Cinema Now del Tokyo International Film Festival, esamina le ferite emotive che rimangono non dette dopo che un incidente doloroso separa due amiche d’infanzia.
Il film segue Makoto e Kasumi, che si allontanano dopo una gita in campeggio con le rispettive famiglie e si incontrano di nuovo sei anni più tardi nel club di teatro del loro liceo. Kawashima Ririka, Kurasawa Anna, Kikuchi Akiko, Usuda Asami, Saito Yoichiro e Miura Takahiro sono i protagonisti di una storia che si affida alle pause, a interpretazioni misurate e a uno spazio osservato con attenzione, invece che a spiegazioni esplicite.
Matsumura, tra i cui crediti figura “The Lump in My Heart”, utilizza riprese caratterizzate da una notevole staticità. Ha dichiarato che questa scelta aiuta a distinguere il film dai video realizzati con videocamere compatte, comuni su YouTube e sui social media, consentendogli inoltre di catturare gradualmente e con sincerità le emozioni degli attori. In tutti i suoi film ha adottato come regola quella di evitare le riprese a mano.
La distanza fisica tra Makoto e Kasumi diventa un elemento visivo ricorrente. Sebbene siano spesso riprese lontane l’una dall’altra, il regista utilizza i loro sguardi, la disposizione degli spazi e il montaggio per suggerire che ciascuna rimane consapevole della presenza dell’altra. Durante le letture separate del club di teatro, i tagli fanno sembrare che le ragazze si stiano scambiando le battute, avvicinandole gradualmente nonostante si trovino in stanze diverse.
Lo spettacolo che mettono in scena, e che dà il titolo al film, diventa un mezzo per esprimere sentimenti che non riescono a comunicare direttamente. Matsumura ha descritto la sceneggiatura come una finzione che permette ai personaggi di parlare nella propria lingua, contribuendo a ridurre la distanza tra loro.
La storia intima della relazione al centro del film è stata influenzata dalle riflessioni di Matsumura sui disastri e sulle crisi sociali, tra cui il grande terremoto del Giappone orientale del 2011, la pandemia e le guerre in corso. Ha detto di aver voluto realizzare un film semplice su due persone che si volgono l’una verso l’altra e riflettere su quale energia possa scaturire da quel legame.
Matsumura ha sottolineato che gli eventi del film non sono rappresentazioni letterali di quei disastri. Li ha invece collegati attraverso l’idea del trauma irrisolto. A suo avviso, terremoti, incidenti nucleari e guerre possono sembrare entrare a far parte del passato una volta scomparsi dalle notizie, anche se le loro conseguenze rimangono.
Il regista ha dichiarato di aver dato alle due attrici protagoniste poche indicazioni specifiche. Riteneva che la loro attenzione verso le altre persone e la loro capacità di assorbire le parole e farle proprie fossero qualità naturali adatte ai personaggi, permettendo loro di recitare liberamente.
Matsumura ha parlato anche dei limiti finanziari che il cinema giapponese deve affrontare. Ha detto che il Paese non possiede un unico stile mainstream, ma che i film vengono generalmente realizzati con budget molto più ridotti rispetto alle produzioni statunitensi, limitando la portata dei temi che possono rappresentare.
Non considera necessariamente negativo tale limite. Secondo Matsumura, i cineasti reagiscono esplorando soggetti diversi alla loro portata, invece di tentare di affrontare un unico grande tema condiviso. Ha detto che ciò ha prodotto un panorama del cinema giapponese composto da film variegati su temi più circoscritti.
Il regista ha aggiunto di non sapere ancora se la sua prossima direzione sarà un film artistico più personale o un progetto rivolto al grande pubblico. Ha detto di non aver ancora deciso se seguire il proprio istinto ed esprimere ciò che ha dentro di sé oppure rivolgersi più direttamente alla società e agli spettatori.
Fonti: Variety.