«Magic Atlas» di Sun Xun è un lungometraggio d’animazione realizzato artigianalmente nell’arco di un decennio, utilizzando un’ampia varietà di materiali e metodi, tra cui pittura, penna e inchiostro, tela, giornali e xilografia. Prodotto a Singapore da Pi Animation Studio, il film cambia ripetutamente approccio visivo, privilegiando i dettagli tattili e le texture mutevoli rispetto a uno stile unico e coerente.
La storia è incentrata su Luocha, un impero del carbone governato da industriali fascisti. Un ragazzo orfano, Xiao Zhi, incontra un mago imprigionato che ha restituito i ricordi sottratti alla popolazione dal governo. Ma la trama passa in secondo piano rispetto all’atmosfera e alle immagini del film, e con il procedere della storia Xiao spesso scompare dalla vista.
«Magic Atlas» attraversa scene surreali con creature dipinte, animali ibridi e un paesaggio in cui le fabbriche si insinuano tra le montagne. Le immagini spaziano dai disegni a inchiostro in bianco e nero a esplosioni di colore e composizioni dipinte dall’aspetto più tradizionale. La musica elettronica astratta accresce il senso di disorientamento, mentre l’ambientazione e lo stile del film continuano a cambiare.
I temi autoritari del film emergono attraverso le raffigurazioni della sorveglianza e della soppressione della memoria. Un’idea grottesca è un sistema di monitoraggio composto da zanzare gigantesche. In un’altra scena, alcuni funzionari accusano un bambino di possedere «falsi ricordi»: ricordi che lo Stato non permette alle persone di avere.
La recensione giudica il film più avvincente sul piano visivo che su quello narrativo, e descrive la sua storia come frammentata e talvolta difficile da seguire. Eppure, l’ambizione tecnica e il linguaggio visivo mutevole gli impediscono di risultare del tutto estraniante, anche quando la storia diventa sempre più metafisica.
Fonti: Variety.